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Mafia: cronaca di una guerra, raccontata da chi la combatte

Lunedì 15 gennaio alle ore 21,00 nella nostra Sala della Comunità Bristol si è tenuto l’incontro: “Mafia: cronaca di una guerra, raccontata da chi la combatte”. Tema tristemente attuale quello della mafia nella nostra Regione, investita inaspettatamente dal processo Aemilia, che con i suoi 237 imputati, ha travolto l’opinione pubblica, mostrando la realtà della permeazione mafiosa in un territorio che finora si era ritenuto immune.

Il tema, potenzialmente amplissimo, è stato affrontato dagli ospiti sotto tre profili: il rapporto tra mafia e Chiesa cattolica, la permeazione di associazioni di stampo mafioso all’interno dell’economia del Nord-Italia e la questione dei valori, la cui riscoperta appare sempre più necessaria al fine di rendere il nostro tessuto sociale impermeabile alle infiltrazioni di chi vorrebbe corromperlo.

Tra gli ospiti, l’Arcivescovo di Bologna, Mons. Zuppi ha voluto soffermarsi sull’eredità morale di Papa Wojtila che dalla Valle dei Templi di Agrigento lanciò ai mafiosi un monito di grande risonanza mediatica «Convertitevi! Verrà il giudizio di Dio!». Non erano le parole di un attore, sottolinea l’Arcivescovo, piuttosto il grido di un profeta, di cui sentiamo l’eco oggi nella volontà di Papa Francesco e della Chiesa tutta di avere parte attiva nella lotta contro le mafie.

Una lotta della civiltà contro la barbarie, del bene contro il male, ha aggiunto Don Maurizio Patriciello, una lotta che la Chiesa sente di poter combattere con l’arma che le è propria: il Vangelo, l’antica rivelazione non smette infatti di affascinare e di promuovere il bene e il bello nella collettività che si apre a viverlo.

E che la lotta alla mafia sia una questione da affrontare collettivamente lo sottolinea Elia Minari, dell’Associazione Cortocircuito, nutrito gruppo di giovani impegnati nell’informazione e nell’inchiesta sul fenomeno mafioso nel nord Italia.

Insomma, non è opera di navigatori solitari, come ama ripetere Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera i cui volontari hanno offerto un gustoso aperitivo aperto al pubblico a inizio serata, con vino, taralli, dolci, tutto rigorosamente prodotto su terreni confiscati alle mafie.

Il consumo critico ricorda Salvo Ognibene, studioso di organizzazioni criminali, è l’arma più potente, oltre al voto informato, per togliere fiato alla criminalità organizzata, la quale si infiltra nell’economia e ricicla denaro sporco in filiere di produzione che appaiono pulite, ma ad un’analisi attenta manifestano opacità e compromissioni. Dunque l’informazione e la scelta consapevole del cittadino sono armi potenti per sconfiggere la criminalità organizzata.

L’ultima parola è stata dell’Arcivescovo che detta una linea morale di contrasto al fenomeno mafioso. Mons. Zuppi tiene a concentrarsi sulla necessità da parte della Chiesa di non confondere la misericordia con un lassismo, che è disinteresse. La nostra responsabilità di cristiani e di uomini è quella di contribuire il bene e combattere il male, che mai va accettato con rassegnazione, e ciò è possibile solo maturando un sensibilità comunitaria, che ci permetta di trascendere la piccola schiera di interessi personali ai quali siamo soliti dedicare tutta la nostra attenzione. L’Arcivescovo insiste sulla capacità di allargare lo sguardo fino a comprendere in esso il mondo circostante e gli altri. Insomma, sembra dirci che i nemici, prima ancora dei mafiosi, sono l’egoismo e l’indifferenza, tendenze radicate nell’animo le quali, in una società malata d’individualismo, forniscono terreno fertile alle mafie: come al solito la battaglia cristiana inizia da dentro e da qui si amplia fino a divenire espressione collettiva.